Percezioni

L’estetica contemporanea

Dopo la stagione della fenomenologia, gli ultimi decenni di ricerca estetologica sono stati caratterizzati da una riconsiderazione della storia della disciplina che è sfociata nel superamento e nell’abbandono dei paradigmi ereditati dal Settecento e dall’Ottocento, anche grazie ai contributi fondamentali di Martin Heidegger e di Hans-Georg Gadamer. In particolare, si sono distinte due diverse – e per molti versi opposte – scuole di pensiero: l’estetica analitica americana e l’estetica continentale. Se la prima si è dedicata a un’analisi delle condizioni di esistenza dell’arte, concentrando i propri sforzi sulla sua caratterizzazione concettuale, la seconda ne ha invece tratteggiato i presupposti storico-culturali, culminando nella riattualizzazione dell’estetica come “percettologia”, cioè come scienza della percezione, che non ha più nulla a che fare con l’arte (si vedano, per quest’ultima accezione, i lavori di Maurizio Ferraris). Un ultimo accenno va fatto anche alla neuroestetica, disciplina recente e di confine che applica al campo artistico le tecniche di brain imaging sviluppate in ambito neuroscientifico.

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