Aesthetica

Nascita dell’estetica

L’estetica nacque di fatto nel 1750 con la pubblicazione del libro Aesthetica da parte di Alexander Gottlieb Baumgarten, che la definì come “scienza del Bello, delle arti liberali e gnoseologia inferiore, sorella della Logica”. In pratica, essa era preposta allo studio dei concetti di Bello come categoria a sé stante e con propri criteri di valore; delle arti liberali, ovvero delle attività oggi definite come artistiche, ad esempio la pittura o la danza; infine, si trattava anche di una “gnoseologia inferiore”, in quanto era intesa come studio delle percezioni sensibili, della conoscenza ottenibile attraverso i sensi opposta e complementare a quella ottenibile attraverso la mente: il termine greco “aisthesis”, difatti, indica le informazioni ricevute attraverso i sensi e il corpo, e da questo termine Baumgarten deriverà il neologismo “aesthetica”.

L’estetica illuminista trova in Denis Diderot l’abbandono degli schemi idealistici, e il senso estetico e la bellezza divengono per lui il frutto di un “rapporto” tra l’oggetto artistico e chi lo percepisce con la propria sensibilità individuale. In questo modo l’“estetico” non è più l’oggetto in sé, ma il “rapporto” soggetto-oggetto. Questo rapporto ha delle tipologie estremamente variabili, pluralistiche, non prive di casualità. Sono perciò tali rapporti a fondare il bello in generale, mentre ogni singolo bello particolare (di ogni oggetto artistico) non è riferibile ad alcuno degli schemi codificati di bellezza. Nel Traité du Beau Diderot precisa il suo pensiero relativamente al “bello” con un’ulteriore relativizzazione, conferendo una base filosofica all’estetica che è lontana sia dal sensismo puro che dall’astrazione intellettualistica.

Immanuel Kant scrisse uno dei libri più importanti sull’estetica, la Critica del Giudizio nel 1790, ma per Kant l’estetica si limita alla percezione sensoriale, di cui spazio e tempo sono condizioni irrinunciabili. Se in seguito Friedrich Schelling supera le premesse kantiane dell’estetica facendone una vera e propria filosofia dell’arteHegel, con la sua Estetica, ufficializza finalmente l’ambito di studi inaugurato anni prima da Baumgarten, ma solo al prezzo della riduzione dell’arte a oggetto ideale, destinato a sublimare nel concetto filosofico e quindi a venirne progressivamente soppiantato.

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