Roma | Maxxi | Jan Fabre

Jan Fabre (Anversa, 14 dicembre 1958) è un artista, coreografo, regista teatrale e scenografo belga.

Biografia[

Fabre è un artista visivo, promotore di una ricerca artistica tesa ad oltrepassare le barriere espressive.
Dopo aver studiato all’Istituto di Arti Decorative e Belle Arti e all’Académie royale des Beaux-Arts d’Anvers, all’inizio degli anni ’80 dirige ad Anversa i suoi primi spettacoli: Theatter geschreven met een K is een kater e This is theatre like it was to be expected and foreseen (Questo è teatro come ci si doveva aspettare e prevedere), spettacolo che, soprattutto per la sua lunga durata, (otto ore, dal tramonto all’alba), colpisce il pubblico e gli procura un’immediata notorietà. Nel 1984 presenta alla Biennale di Venezia The power of theatrical madness (cinque ore) che connota ancora più chiaramente il suo stile eccessivo e “crudele”, e conferma la tendenza totalizzante e interdisciplinare della sua ricerca. Alla rassegna Documenta 8 di Kassel propone la prima coreografia per Dance Sections, preliminare alla realizzazione di Das Glas im Kopf wird vom Glas, presentato nel 1987 al Roma-Europa Festival. Seguono Prometheus Landscape (1988), The interview that dies, The Palace at four o’clock in the morning, The reincarnation of God, (1989), The sound of one hand clapping, quest’ultimo basato su frammenti musicali di Dave Knapik, Bernd Zimmermann e dei Doors. Negli anni ’90 realizza Silent Screams, Difficult Dreams (presentato a Kassel a Documenta IX nel 1992), Sweet Temptations, Universal Copyright 1&9 e Glowing Icons.
Jan Fabre si dice nipote del celebre entomologo Jean-Henri Fabre, ma questa affermazione non è accreditata da altre fonti. Più che di discendenza si tratterebbe, quindi, di una quasi omonimia e di una grande influenza esercitata su di lui. La passione ereditata dal presunto bisnonno per l’entomologia si ritrova, infatti, nei suoi quadri e sculture (la serie Fairy-tales and Spiders o le grandi tele di The flying cock e The road from the Earth to the stars is not smooth). Tra le ultime regie teatrali si ricordano The end comes a little bit earlier this century. But business as usual (1999), As long as the world needs a warrior’s soul (2000, a partire dal testo di Dario Fo Io, Ulrike, grido!), Je suis sang (2001), Het zwanenmeer (2002), Parrots & guinea pigs (2002), Angel of death (2003), Elle était et elle est, meme (2004), Etant donnés (2004), Quando L’Uomo principale è una donna (2004).
Nel 2012 è stato protagonista, ad Anversa, di una polemica durante una performance in cui venivano lanciati dei gatti in aria. I passanti inferociti dalla supposta violenza sugli animali hanno aggredito l’artista e la sua troupe.

16 ottobre 2013 – 16 febbraio 2014
a cura di Germano Celant
Galleria 4

Per-for-mance significa una persona che per-fo-ra se stessa e il suo ambiente
New York, 20 febbraio 1982

La mostra Jan Fabre. Stigmata. Actions & Performances 1976-2013 è un viaggio nella memoria dell’artista fiammingo attraverso disegni, fotografie, modelli di studio – chiamati da Fabre “thinking models” (modelli pensanti) – e film che documentano le sue performance dalla seconda metà degli anni ‘70 ad oggi.

Un labirinto di tavoli accoglie il visitatore e lo introduce nei pensieri dell’artista, per fare esperienza delle sue idee, dei suoi ricordi, della sua arte, profondamente ispirata alla tradizione pittorica fiamminga e incentrata sullo studio e l’uso del corpo.

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