PICCOLA STORIA | PREIMPRESSIONISMO | EDOUARD MANET

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Édouard Manet nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia ricca e influente. Il padre, Auguste Manet, era un giudice e avrebbe voluto che suo figlio intraprendesse la sua stessa carriera. Ma il giovane Édouard manifestò ben presto il desiderio di entrare nella prestigiosa École des Beaux-Arts. Come risposta, il genitore lo fece imbarcare su una nave. Il viaggio, che durò più di un anno, consolidò ancor di più le aspirazioni di Manet, che al ritorno ottenne finalmente il permesso di studiare arte presso l’atelier di Thomas Couture. Ma lo stile convenzionale e accademico di quest’ultimo mal si adattava all’indole del giovane Manet, che, dopo sei anni, lasciò polemicamente il maestro. Passato all’Académie, ebbe modo di seguire le lezioni del celebre Léon Bonnat e di lì a poco conobbe i suoi futuri compagni impressionisti e alcuni letterati che ne condividevano le teorie. La modella e pittrice Berthe Morisot lo introdusse nel gruppo e Manet strinse amicizia con Edgar DegasClaude MonetPierre-Auguste RenoirAlfred SisleyPaul Cézanne e Camille Pissarro.

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Il bevitore di assenzio (1858-1859)

è il ritratto di un balordo parigino, uno squattrinato ubriaco che vive ai margini della società, un soggetto che l’Accademia avrebbe generalmente giudicato non degno di rappresentazione. Manet si assicurò che invece lo fosse e lo ritrasse a figura intera , un formato riservato ai venerabili e, non senza una certa dose d’ironia, lo vestì rispettabilmente con cappa e cilindro neri. il bevitore è appoggiato a un muretto, con lo squardo annebbiato fisso nel vuoto. Il bicchiere pieno del forte liquore alla sua destra e una bottiglia vuota ai suoi piedi sono la prova della sua ubriachezza. E’ un ritratto fosco e misterioso.

L’artista ottimisticamente presentò l’opera al comitato del Salon. No, non piacque a nessuno di loro e fu respinta con disprezzo.

Manet era profondamente turbato per il rifiuto dell’Accademia ma non aveva intenzione di cedere al suo dogma, infatti nel 1863 propose Colazione sull’erba (Le Bain), che traboccando di riferimenti alla storia dell’arte, l’Accademia avrebbe dovuto approvare.

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L’intenzione di Manet era quella di riprendere le allegorie e le composizioni classiche e dar loro una rinfrescata grazie all’aggiunta di un tocco di modernità. Con questa idea in mente rese contemporanei i tre protagonisti (due giovani prestanti e una ragazza di bell’aspetto), facendo di un picnic nel parco il centro narrativo della composizione.

I due uomini  sono vestiti e hanno un aspetto  elegante. La giovane donna è invece completamente nuda. I puritani accademici furono disgustati; disapprovarono soprattutto il modo in cui uno dei due uomini osserva la ragazza nuda che, a sua volta, guardava verso lo spettatore con uno squardo un pò troppo sfrontato.

La rifiutarono senza neppure pensarci.

L’unica consolazione per l’artista deluso fu di non essere stato l’unico rifiutato.

Il Salon del 1863 aveva un comitato d’annata zeppo di signor no. L’opera di Manet era fuori e con questa più di tremila altri lavori, compresi quelli di future star come Paul Cèzanne, James McNeill Whistler e Camille Pissarro.

Nel frattempo Manet aveva completato il lavoro successivo, benchè l’opera avesse un titolo chiaramente ispirato all’antica grecia, Olympia, Manet aveva trasformato la leggendaria Venere di Urbino di Tiziano (1538) in una donna di facili costumi.

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Sorprendentemente, l’Olympia fu accettata al Salon ma suscitò una immediata controversia e un dibattito acceso. La scena è ricca di riferimenti al sesso oltre allo sguardo invitante della donna.

Il 1863 fu un anno cruciale per l’arte moderna. Il Salon des Refusès, l’Olympia di Manet e le prime avvisaglie di una controcultura artistica aiutarono a creare un ambiente in cui gli ambiziosi giovani artisti che vivevano a Parigi potevano rifugiarsi. Quell’anno ci fu anche un altro importante evento che era destinato ad avere un profondo impatto sugli Impressionisti. Il poeta, scrittore e critico francese Charles Baudelaire scri.sse un saggio dal titolo Il pittore della vita moderna. Molte delle idee che Baudelaire  enunciò nel suo saggio ebbero fortuna e furono comprese tra i principi fondanti dell’Impressionismo.

 

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