BERLIN # ANISH KAPOOR

Kapoor a Berlino al Martin-Gropius-Bau
dal 18 maggio al 24 novembre 2013

Anish Kapoor è uno degli artisti contemporanei più importanti al mondo. Sin dalle sue prime
sculture, semplici forme con pigmenti cromatici che si spargono sul pavimento, Kapoor ha
sviluppato un’opera dalle varie sfaccettature con svariati materiali come pietra, acciaio, cera,
PVC e materiali High-Tech. Nei suoi oggetti, sculture e installazioni si confondono i confini
fra pittura e scultura. Per la sua prima mostra a Berlino espone sull’intero pian terreno del
Martin-Gropius-Bau compreso il grandioso cortile interno. Numerose sue opere sono state
ideate unicamente per il Gropius-Bau. Questa mostra che raccoglie circa 70 lavori offre una
panoramica dell’opera astratto-poetica del vincitore dal 1988 a oggi.

Kapoor, nato nel1954 a Bombay è uno dei rappresentanti più eminenti della British
Sculpture. Nel 1973 venne a Londra e da allora vi vive e lavora. Kapoor studiò scultura alla

Hornsey School of Art. Hornsey allora era una delle scuole d‘arte più radicali di Londra, la più

aperta agli influssi delle rivoluzioni di Marcuse, che avevano travolto all’epoca i movimenti
studenteschi. Nel 1990 rappresentò la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia e ottenne il
premio molto ambito “Premio 2000” della giuria internazionale, Nel 1991 vinse il rinomato
premio Turner. Sin dagli inizi degli anni 80’ la sua opera premiata numerose volte viene
esposta in tutto il mondo

Ciò che è caratteristico per le opere di Kapoors sono le sue capacità illimitate di reinventare
in modo sempre nuovo il linguaggio artistico sia nella dimensione monumentale che in quella
intima oltre alle numerose dualità che appaiono sia nella perfezione che nel caos nella sua
ricerca per le forze estetiche. Le sue opere sono di materiali naturali a sintetici. Sono utili alla
metafora di Kapoor infinitamente creativa e suggestiva. Qui di seguito presentiamo alcune
delle opere della mostra al Gropius-Bau:
Alla fine degli anni 80‘ Kapoor comincia a usare la pietra. “Wound” è una di queste opere:
Kapoor incide nei lati interni di due blocchi di pietra un solco che riempie con pigmenti di
rosso profondo. Il solco continua sulla parte frontale della parete e li i blocchi si uniscono a
forma di V. La colorazione rosso profondo sottolinea l’aspetto organico. Il titolo dell’opera
richiama all’occhio una varietà di immagini guidando la chiave di lettura.
Nell’universo di Anish Kapoor ci sono numerosi buchi neri. Uno dei punti salienti della
documenta IX è stata la stanza di Kapoor “Descent into Limbo” (1992): al centro di un cubo a
cui si poteva accedere si apriva un buco nero di profondità apparentemente infinita e tirava
l’osservatore letteralmente al suo interno. Un nuovo sviluppo di questa opera si trova al
Martin-Gropius-Bau.
Le strutture a specchio concave e convesse di Kapoor ribaltano il mondo a testa in giù. Nel
riflesso delle superfici lucidate a specchio l’osservatore riconosce in modo distorto se stesso
e lo spazio intorno a lui. Gli specchi in acciaio brillante fanno disgregare l’ordine del tempo e
dello spazio. L’osservatore è rimandato a se stesso. In “Vertigo” creato nel 2008 più
prospettive appaiono simultaneamente in un riflesso. Il visitatore si vede come attraverso le
lenti degli occhiali, vicino e al contempo lontano. Nonostante il “minimalismo” non danno mai
l’impressione di essere chiusi ermeticamente ma piuttosto di essere aperti e accessibili.
Invitano l’osservatore a entrare in un mondo moderno delle meraviglie e quindi di diventarne
l’attore.
Nei lavori di Kapoor con la cera lo spettatore paziente diventa osservatore di un oggetto che
cambia costantemente. Grazie alla sua modellabilità la cera è adatta ad abbozzi di sculture
spontanee ed è stata usata da sempre nelle sculture per modellare gli abbozzi, per fare
calchi e per processi di colata. Kapoor rimuove dal materiale il suo pallore e lo pone al centro
della sua idea per la scultura.

Kapoor non si fa comprimere in uno schema. È un suo tipico tratto il fatto che ogni sua nuova
opera ridefinisca il rapporto fra dipinto e scultura rispetto all’architettura. Per il cortile interno
dell’edificio della mostra in stile neorinascimentale, Kapoor ha creato una nuova scultura. La
sua forma e materialità rimarranno ignoti fino all’apertura.L’opera segue la tradizione di El
Lissitzky, il grande costruttivista russo che negli anni venti ha elaborato una serie di litografie
per la rappresentazione della famosa opera “La vittoria sul Sole” di Malewitsch (la cui prima
rappresentazione risale al 1913). El Lissitzky inventò con “Proun” un nuovo mondo che egli
stesso definiva „stazione di cambio fra pittura e architettura“.

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